La tragedia dello spettatore apatico – Tabarin Citadin #2

27 Lug

Mauro Stagi, “Tabarin Citadin” (Foto di Ilaria Scarpa)

«In una società che promuove l’eccellenza, fare schifo è un dovere morale». Era questo l’invito al pubblico proiettato all’inizio di Tabarin Citadin, provocatoria serata a sorpresa allestita e curata dai Menoventi in collaborazione con altri artisti, alcuni dei quali hanno partecipato allla programmazione del Festival di Santarcangelo. Ma sabato sera nessuno spettatore ha avuto il coraggio di fare schifo. Tutti erano educati, silenziosi, passivi; accettavano le offese degli attori, non coglievano gli inviti a ribellarsi e non si arrabbiavano quando si faceva notare la loro sottomissione. Provocando lo spettatore, i Menoventi forse si aspettavano che lo “schifo” si esprimesse in una totale anarchia di ruoli, in uno scontro diretto tra palco e platea, in una ruota libera di insulti, litigi e discussioni. Uno schifo positivo, dunque, che avrebbe fatto risvegliare la coscienza addormentata del popolo. Ma niente di tutto questo è accaduto. Lo schifo di Tabarin Citadin è scoppiato in senso negativo, con l’inattività e l’incapacità di reagire da parte degli spettatori. Lo scontro diretto è stato più volte accennato, ma non è mai esploso: i vari attori in scena hanno lasciato continue occasioni di essere attaccati e insultati dal pubblico, che però si è tenuto per sé la propria rabbia.

Il Dancing Trestelle che ospitava Tabarin Citadin è il luogo di relazione per eccellenza: una sala da ballo, dove ogni sera si sfiorano sconosciuti e si intrecciano nuove conoscenze tra musica e drink. Ma i Menoventi — curatori di questo evento a cui hanno partecipato anche Quotidiana.com, Kinkaleri, Astorri Tintinelli, Mauro Stagi, Kyon Teatro — hanno voluto indagare il lato oscuro della relazione tra attore e spettatore, messo in luce tramite l’esplorazione dell’inimicizia, dell’odio, dell’insulto. Se il Festival di Santarcangelo è stato connotato da un attento coinvolgimento del cittadino, tale rapporto doveva essere esplicitato in ogni sua sfaccettatura: alla parte solare ci hanno pensato artisti come Richard Maxwell e Virgilio Sieni, mentre nel baratro sono rimasti i Menoventi, intenti ad affrontare i lati più critici della classe media. Questo è stato fatto con grande ferocia, ma il pubblico non ha reagito alle numerose provocazioni: troppo educato, troppo abituato a subire di tutto.

I presupposti erano ottimi: la scelta di allestire uno spettacolo in un luogo come il Dancing, che non è comunemente teatro di riflessioni, ha significato collocarsi in uno spazio extrateatrale legato all’immaginario popolare del puro consumo culturale; e soprattutto il biglietto iniquo — con le cassiere che decidevano il prezzo di ingresso da uno a dieci euro in base al libero arbitrio — è riuscito a far infuriare i partecipanti, entrati al Dancing nervosi per le profonde ingiustizie: «Lui tre euro io dieci, perché?». Espediente molto riuscito, visto che ha toccato una dimensione sensibile come quella economica. Ma la furia degli spettatori è rimasta alla cassa: dentro al dancing, il pubblico ha prima assistito a un’evocazione di animali da discoteca che si agitavano al ritmo di musica gracchiante; poi ha iniziato a incassare passivamente le numerose provocazioni lanciate dal palcoscenico.

La prima performance è toccata ai Quotidiana.com, che hanno optato per una satira anonima che ha depresso l’atmosfera della serata. Sembrava che i due attori cercassero di essere fischiati, ma non ce l’hanno fatta: non sono stati né abbastanza bravi da far ridere il pubblico, né abbastanza pessimi da farsi tirare i pomodori. I loro argomenti si sono concentrati su fatti di attualità molto controversi e aderenti alla realtà, uscendo bruscamente dall’atmosfera distaccata e surreale evocata dalla serata. Parlare del massacro della scuola Diaz proprio nel giorno del suo anniversario ha significato introdurre al Tabarin la provocazione politica, che era inadatta a una serata collocatasi in un ambiente del genere proprio per intrappolare il pubblico lontano dal festival e distruggerlo. Tutti gli intervenuti nella serata hanno optato per un attacco diretto contro il pubblico, prendendolo di mira talvolta gratuitamente. Nel caso dei Quotidiana.com, invece, è stata messa in campo una comicità di basso taglio che ha stancato gli spettatori dopo pochi minuti e che si è differenziata dalla linea generale della serata. La provocazione poteva certo essere sviluppata parlando direttamente di politica e partecipazione sociale (come hanno appunto fatto i Quotidiana.com), ma avrebbe avuto senso solo se collocata in una serata interamente costruita su questo taglio, e soprattutto utilizzando battute dotate di maggiore acume ed efficacia, alla ricerca di una vera riflessione e non dei fischi del pubblico.

Kinkaleri, “Tabarin Citadin” (Foto di Ilaria Scarpa)

Il resto della serata, almeno, è andato più efficacemente nella direzione provocatoria: il pubblico è arrivato al culmine della propria pazienza con i Kinkaleri, che hanno rievocato il loro Fantasmi da Romeo e Giulietta (2008), in cui cinque spiriti col lenzuolo bianco hanno insultato gli spettatori per almeno quindici minuti. Qui l’efficacia della relazione provocatoria è stata raggiunta, ma il pubblico non ha espresso alcuna reazione. I Quotidiana.com lo avevano detto esplicitamente in uno dei loro sketch: tutti sono capaci di parlare di rivolta, nessuno di praticarla davvero. La bocca è sempre ben areata, ma la mano non impugna mai le armi. Questa loro constatazione è stata dimostrata nei fatti: non un’offesa per rispondere a quei fantasmi, non un insulto, non una reazione. Il pubblico si teneva i commenti per sé, li borbottava sottovoce, proprio come nelle chiacchiere da bar in cui si fa a gara tra chi sforna i migliori propositi da (non) realizzare contro il potere. A parte un lancio di palline di carta più scherzoso che rabbioso, c’è stato un solo spettatore che ha inveito seriamente contro la conduttrice, ma non è stato seguito né aizzato.

A rubare, però, sono stati tutti più capaci: il cestino per le elemosine, fatto circolare da un attrice «per aiutare i bisognosi», è stato usato per sgraffignare monetine anziché aggiungerne. «Sono io il bisognoso», ha detto qualche spettatore mentre si impossessava delle monetine. I Menoventi forse volevano proprio una reazione del genere, e almeno in questo caso è arrivata. Di nuovo, la sfera economica si è dimostrata la più efficace non solo per provocare — come per il biglietto iniquo — ma anche per spingere il pubblico verso un comportamento mirato: all’ingresso era l’irritazione, mentre con l’elemosina è stato l’invito a rubare per prendere possesso di ciò che comunemente non è destinato alla borghesia, che però nel ventunesimo secolo è bisognosa di aiuto tanto quanto i poveri e gli emarginati a cui vanno di solito le questue.

È però vero che il gesto nascosto tra le pareti del buio richiede meno coraggio rispetto all’esposizione di un grido, un lancio di pomodori, uno schiaffo. Rubare è stato più facile che protestare. Il pubblico, che nel Tabarin rappresentava il popolo, non è stato capace a reagire né lo è nella vita quotidiana. La società è in declino proprio per la completa accettazione delle regole e delle leggi imposte dal potere, che ha provocato una crisi non solo economica, ma anche morale all’interno di una popolazione sempre più apatica, incapace di dire no. È la generazione che viene sempre bene nelle fotografie, per citare il titolo del romanzo di Francesco Targhetta premiato dallo Straniero, perché resta sempre ferma. L’inerzia del pubblico è talmente forte che gli organizzatori del Tabarin l’hanno forse sottovalutata, mettendo in scena provocazioni non abbastanza forti da liberare lo sfogo del pubblico. L’intento provocatorio dei Menoventi è sfociato nell’atroce consapevolezza della nostra inerzia. La tragedia è che nessuno spettatore se n’è reso conto.

Alex Giuzio

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3 Risposte to “La tragedia dello spettatore apatico – Tabarin Citadin #2”

  1. paola e roberto 27 luglio 2012 a 20:57 #

    1,2,3 STALLA!

    Piccolo Alex, il tono irreprensibile e accorato della tua scrittura potrebbe anche intenerire, a leggerla sul foglio uso bollo del compito in classe di un’improbabile maturità.
    Purtoppo non sei più in classe, anche se porti avanti interessi di classe, e ti poni con spavalda arroganza nel delicato ruolo del mediatore, del testimone. Le tue omissioni la dicono lunga sulla lucidità del tuo sguardo, e anche le tue generalizzazioni, visto che attribuisci al pubblico nella sua totalità il tuo medesimo giudizio. Ometti ad esempio il nome dell’ideatore della serata, il nome del “regista” della serata, che nel tuo pezzo non sono nemmeno citati. Come mai la tua puntuale informazione è così carente su questi aspetti? Stai forse proteggendo qualcuno o qualcosa? si è deciso a tavolino che il capro espiatorio della serata si debba essere noi? Siamo perfettamente consapevoli di aver fatto una cagata, ma non ci impiccheremo per questo. E’ bene però sapere che ci è stato chiesto di fare schifo, e se non ci siamo riusciti fino in fondo è perché la richiesta ci è sembrata una vera stronzata. Il vero errore è stato partecipare. Il vero errore è stato destinare 2.000€ a questa serata. In quanti conoscevano il significato di “Tabarin”? Si è parlato di dadaismo come fosse la marca di un dentifricio. Caro Alex, se vuoi attribuire a noi il fallimento della serata liberissimo di farlo. Non è la nostra credibilità a essere messa in discussione, bensì la tua. Piccolo Alex, hai perso l’occasione di dare una sacrosanta bastonata a uno dei nostri fedeli servitori dello stato, anche tu facevi parte di quel pubblico apatico e inerme che ci descrivi.
    “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia. ”
    paola e roberto
    quotidiana.com

    p.s. sempre più in sintonia con quella canzone di Piero Ciampi

  2. jack london 28 luglio 2012 a 13:57 #

    signor giuzio non crediamo sia giusto dedicare quasi un terzo del pezzo da lei scritto ai quotidiana.com. ameno che loro non l’abbiamo profumatamente pagata .
    oltre a noi, citati per correttezza ,c’erano anche altri artisti da lei completamente omessi che hanno il diritto di avere un pochino del suo pensiero critico.
    anzi bisognerebbe possibilmente confrontarsi prima, avere il suo parere su cosa meglio collocare per rispettare il taglio della serata.
    nel fatto della diaz infine, oltre ai quotidiana c’ero anche io (alberto) pronto a farmi massacrare. ma nessuno lo ha fatto compreso lei.
    ma se fosse successo veramente che qualcuno si sfogasse di rabbia su di me a sangue, lei cosa avrebbe scritto?
    gli astorritintinelli

    • Alex Giuzio 29 luglio 2012 a 09:20 #

      L’elenco degli artisti partecipanti è stato redatto a memoria, dato che non era scritto da nessuna parte (se non nel cartello pubblicitario, che non avevo sotto mano). Verificherò i nomi mancanti e li aggiungerò, com’è giusto che sia.

      Riguardo al personaggio pronto a farsi massacrare, lo ricordo bene. Anche se non ne ho parlato direttamente, il fatto che nessuno lo abbia picchiato conferma ciò che ho scritto nell’articolo: il pubblico è stato inattivo. Se qualcuno lo avesse picchiato, è ovvio che l’intero articolo sarebbe stato diverso.

      Infine, lo spazio che ho dedicato ai vari spezzoni della serata resta arbitrario: la mia è un’opinione, non la pura verità, e ognuno qui ha il diritto di commentare.

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