César Brie: vivendo Karamazov

19 Lug

Recensione di César Brie – Karamazov

César Brie – Karamazov (foto Ilaria Scarpa)

Risale a settembre 2009 la fine del sodalizio, ormai quasi ventennale, tra Teatro de los Andes e César Brie. Un lavoro corale, collettivo, che ha portato alla creazione di opere memorabili quali Ubu in Bolivia, Dentro un sole giallo, Otra vez Marcelo e Iliade, che rappresenta forse il punto più alto dell’intera ricerca. Oggi l’attore argentino corre in solitaria, non dimentico delle esperienze con i compagni boliviani; un vissuto che vale non soltanto dal punto di vista umano, ma anche da quello artistico. La tragedia, la morte, il dolore ma anche la leggerezza e la levità della poesia, il riso liberatorio: gli ingredienti del suo teatro sono contraddizioni soltanto apparenti. Brie sulla scena è la scintilla tra poli opposti. Il rincorrersi di sorrisi e lacrime, però, è conseguenza non già di una scelta drammaturgica effettistica: l’attore argentino sottolinea lo scarto tra la vita e l’arte, non sovrapponendo né distanziando, ma creando una simbiosi sempre in movimento, incessante e vitale, alla ricerca di un linguaggio «universale in quanto biografico», secondo le parole di Fernando Marchiori. In questo senso, la scelta di abbandonare il Teatro de los Andes pare inscriversi nella necessità di uno spazio personale che, attraverso la finzione teatrale, raggiunga una verità che possa essere comunicata al suo pubblico.

L’operazione effettuata con Karamazov, ultima creazione dell’artista sudamericano (2011), sembra già superare quanto detto, senza peraltro contraddirlo. Il ritorno a un’impostazione di gruppo è in realtà un tentativo di recuperare e rafforzare quella dimensione partecipata che Brie ha sempre mantenuto come costante nella sua storia artistica: nelle intenzioni dell’attore argentino è la volontà di dedicarsi d’ora in poi a nuovi lavori circondandosi di volta in volta di nuovi interpreti e rifondando costantemente i propri obiettivi artistici. Come già in Iliade e Odissea, la vocazione autobiografica trova un humus fertile: attraverso un classico della letteratura le tensioni di Brie si amplificano, si danno al pubblico con rinnovata forza comunicativa. L’artista sudamericano riesce a far sì che dalla vicenda dei fratelli Karamazov emergano delle urgenze etiche e politiche in grado di toccare l’animo dello spettatore, così come Brie stesso è stato, parole sue, «fulminato» dalla lettura del libro. Naturalmente l’operazione non si limita a una semplice trasposizione, ma attua una vera e propria traduzione, come impone il passaggio tra due linguaggi differenti, da quello della letteratura a quello del teatro: Brie è colui che la rende possibile attraverso la propria azione creativa. Se la trama resta fedele a quella originale (con gli ovvi tagli e ritocchi, data la sua mole), le tematiche sottolineate e messe in gioco da Karamazov sono invece frutto di un attraversamento del capolavoro di Dostoevskij che César Brie compie selezionando e appropriandosi di ciò che più tocca la sua sensibilità artistica e umana. Una posizione di centralità è assunta dal problematico rapporto tra i bambini e il mondo, uno dei grandi temi con cui da sempre l’attore argentino si confronta: lungi dal proporre una visione stereotipata, che relega l’infanzia a vittima innocente delle nefandezze dei padri, e perciò destinata a ripeterle, Karamazov si addentra ancor più profondamente nella questione. Mentre le azioni e le vicende del dramma si svolgono, i bambini, rappresentati in absentia tramite fantocci di legno, assistono seduti su panche ai lati della scena, inermi e impossibilitati a intervenire; al contempo, però, appaiono come entità fantasmatiche, presenze che aleggiano sugli eventi. Tra la prima giovinezza e l’età adulta non c’è soluzione di continuità: il loro sguardo attento e costante suggerisce che in scena, in realtà, ci siano essi stessi, e che ogni nefandezza è sempre compiuta nello spazio dell’infanzia. Ognuno è carnefice e vittima, bambino o adulto che sia: ecco perché nel finale il processo a uno dei fratelli, che nel romanzo è l’evento principe sul quale si imperniano complesse riflessioni sul concetto di colpa, per Brie «in realtà non risolve nulla […] è una farsa» e viene rappresentato quasi precipitosamente, come una messinscena da commedia dell’arte.

Pur affrontando alcuni nodi problematici con una leggerezza che talora scivola troppo rapidamente, Karamazov riesce a mettere in campo un mirabile meccanismo oliato, in cui tutto procede con brillante naturalezza e fluidità: il ritmo è rapido e serrato, e quel che più colpisce è la destrezza con cui tutto, sul palco, viene manipolato. È sufficiente un riposizionamento, l’aggiunta o la sottrazione di un dettaglio, e gli oggetti cambiano di senso, diventano altro; e così pure per gli attori, che con un nonnulla assumono nuovi ruoli e caratterizzazioni. Non solo, perché tra i due mondi dell’animato e inanimato non c’è un limite netto: a volte i personaggi vengono reificati diventando marionette, mentre altre volte pupazzi di legno prendono vita sulla scena. I corpi, ridotti a pura fisicità, sembrano essere privati di significato, gettati in un vortice grottesco e straniante che restituisce tutta l’insensatezza dell’esistenza umana.

Una rivisitazione, insomma, che non è “attualizzazione di un classico” (operazione quanto mai discutibile, e dalla quale l’artista sudamericano si è sempre distanziato), ma restituzione di quel sostrato, di quel terreno che fa sì che l’opera non resti semplice documento storico, ma che sia collocata in posizione trasversale rispetto alla Storia stessa. E se un’operazione del genere si accompagna a un’esecuzione tecnica impeccabile e sapiente a ogni livello, il risultato non può che essere interessante e gradevole, riuscendo a tirare in ballo il suo pubblico senza strattonarlo, senza mai scendere nel patetico né nella comicità gratuita.

Marco Capriotti

Teatrografia parziale

2010

  • Stelle senza Cielo (collaborazione al testo e regia) con Tanja Watoro
  • Albero senza ombra (testo, regia, attore), prodotto da Fondazione Pontedera Teatro

2011

  • Karamazov (testo, regia, attore) produzione ERT Italia

Bibliografia

  • F. Marchiori (a cura di), César Brie e il Teatro de los Andes, Ubulibri, Milano 2003
  • F. Marchiori (a cura di), Verso il cielo degli altri, Titivillus, Corazzano 2005
  • F. Marchiori (a cura di), Dentro un sole Giallo, Titivillus, Corazzano 2005
  • F. Marchiori (a cura di), L’Odissea del Teatro de los Andes, Titivillus, Corazzano 2010

Sitografia

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