L’intimità del gesto

18 Lug

Recensione di gruppo nanou – Sport

gruppo nanou – Sport (foto Ilaria Scarpa)

Prima che lo sport diventi spettacolo, ci sono lunghi momenti di attenta preparazione dei gesti. L’atleta è racchiuso nella sua intimità e la tensione è ancora un’eco lontana, così come i boati del pubblico. In Sport, il gruppo nanou invita l’occhio dello spettatore a spiare dal buco della serratura di una palestra privata, dove i fari mettono a fuoco il corpo di una ginnasta in procinto di eseguire i suoi atti più autentici e di vera poesia perché coperti dal silenzio e dalla solitudine. La performer Rhuena Bracci è illuminata da tagli di luce che ne evidenziano il fisico mascolino: ora pratica saltelli da pugile, ora sospensioni da ginnasta sulla sbarra. Si muove tra i quattro spazi in cui è idealmente ripartita la scena, richiamando l’attenzione sugli attimi più semplici e nascosti della pratica sportiva: la vestizione del corpo, la respirazione concentrata prima della sfida, le pratiche talvolta rituali che ogni atleta vive e che costituiscono delle narrazioni spesso ignorate da un pubblico concentrato solo sui movimenti diretti a uno scopo. Ma per il gruppo nanou i gesti dell’atleta rappresentano pura estetica: i muscoli si tendono per il piacere di essere guardati, anche quando non si esibiscono in una competizione.

Vicino al pubblico la performer si impolvera le mani col gesso, poi quasi si nasconde per effettuare la sua prestazione ginnica su un’impalcatura posta in fondo alla scena: lunghi secondi di sospensione in cui i muscoli non tremano, non si stancano, ma mantengono il corpo immobile nel fascino dell’atleticità accentuato dalle luci, che in Sport manipolano lo scenario decidendo cosa mostrare: un cerchio che si fa ring, un fascio che evidenzia la concentrazione dell’atleta mentre corrono i boati di un pubblico lontano.

Di nuovo in primo piano per allacciarsi con foga le scarpe, prima di scappare ancora lontano per un’ultima danza nervosa, composta da saltelli da pugile apparentemente casuali, ma in realtà dotati di una precisa coreografia e una cadenza ritmica che li rende anche danza e teatro. Tra gli spiragli del buio affiora questo affanno artistico che è più nascosto che mostrato, seppure sia sempre davanti a una platea intrusa che partecipa a un momento privato.

In tutta la scena manca però l’avversario, che non è nemmeno un fantasma: il confronto con l’altro resta fuori dalla palestra; qui la sfida è contro se stessi. Nel gioco tra l’interno e l’esterno del ring, tra il prima e il dopo la competizione, l’atleta non cerca la vittoria. È sola, a incarnare movimenti intimi e lenti davanti agli occhi di chi è abituato alla frenesia della competizione.

Alex Giuzio

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...