Eravamo bambini abbastanza

14 Lug

“Sono passati pochi anni dalla fine di tutto, sembra un millennio. Questa storia, quello che abbiamo passato con il Raptor, è lontanissima, come se non ci fosse mai stata, come se fosse capitata a un altro oppure in un’altra dimensione. Durante il giorno me ne ricordo come un sogno. E sto tranquillo: ho dodici anni, una famiglia che ci tiene, vado bene a scuola, tutti mi guardano come uno che si è salvato per miracolo, uno che è tornato da un posto peggiore della morte. Ma certe volte mi sveglio di notte e non riconosco la stanza, corro spaventato nella camera dei miei genitori, li guardo mentre dormono e non capisco che ci faccio qui. In quelle notti per un momento mi viene in mente che la vita vera era quella, la nostra con il Raptor, e che questa – la scuola, i genitori, i regali di compleanno, la piscina – è come un giro in giostra, un esercizio finto che non allena a niente”.

[Carola Susani, Eravamo bambini abbastanza, minimum fax, 2012]



Come hai scelto il tema del libro? Da dove è nata l’ispirazione e la storia di Manuel (il protagonista dodicenne del romanzo)?
Come capita spesso, è un libro, una questione, un tema che ti scelgono. Per primo, è stato il Raptor, si appostava agli angoli delle vie, dentro i mercati, nella sua consueta posa di animale secco e cercava di dirmi qualcosa. Poi è stata una vecchietta. Era una vecchietta che aveva costruito sul terrazzo condominale di una casa occupata un rifugio, un eden per i bambini tristi. Tristi di ogni tristezza, per la distrazione dei genitori o la miseria. Li portava via alle famiglie e li restituiva all’infanzia. La vecchietta, che, come il Raptor, è quasi una creazione della mia mente, ha avuto il suo momento di gloria su Repubblica-cronaca di Roma, un raccontino. Ma sono rimasti i bambini che ancora mi chiedevano attenzione. Bambini con la loro questione, ognuno la sua, ma tutti con la necessità di decostruire il mondo, per provare a trovare il proprio posto. L’infanzia è l’età filosofica. Dalla cronaca ho mutuato la paura che attraversa una società intera, ma ho voluto farla specchiare con la paura dell’orco, del babau, dell’uomo nero, che attraversa la cultura contadina, così risalente, tanto capace di perdurare che è sufficiente scavare appena la superficie del nostro tempo – come la crisi economica e le risposte politiche alla crisi economica vanno facendo – per ritrovarcela di fronte, con le sue strutture narrative, le sue forme di elaborazione dell’angoscia. C’è quindi una ragione meditata nell’uso del fiabesco. Manuel è un ragazzino normalissimo nell’età delle domande, un passo prima dell’ingresso nell’adolescenza, ha dodici anni: sono gli anni della coscienza piena del mondo e dei rapporti di potere, gli anni in cui nulla è più attraente della conoscenza.

[da “Eravamo bambini abbastanza”: a tu per tu con Carola Susani, intervista di Pierfrancesco Matarazzo]

Carola Susani (1965) è autrice, tra gli altri, di Pecore vive (minimum fax 2006, selezione Premio Strega), L’infanzia è un terremoto (Laterza 2008), e Mamma o non mamma (Feltrinelli 2009, a due voci con Elena Stancanelli). Collabora con il settimanale “Gli Altri” ed è redattrice di “Nuovi Argomenti”.

Santarcangelo •12

Premio “Lo Straniero”
Lavatoio
sab 14 • ore 11.00
gratuito

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