“Ora tocca a voi”

13 Lug

Da “Lo straniero”, marzo 2012, n. 141.

La memoria di don Milani
di Goffredo Fofi

A 88 anni Adele Corradi, insegnante alle medie che negli ultimi anni di vita di don Milani fu sua strettissima collaboratrice a Barbiana, si è decisa finalmente a scrivere le sue memorie di un’amicizia invero straordinaria. Il mito di don Milani è andato crescendo, invece che spegnersi nel corso del tempo trascorso dalla sua morte, nel 1967, prima che la Lettera a una professoressa stesa dai suoi ragazzi su suo stimolo e con il suo aiuto diventasse uno dei pochissimi testi di riferimento per la generazione degli studenti del ’68. Essi l’ebbero, prima di istupidirsi col ritorno al leninismo, come punto di riferimento forte nella loro azione per il rinnovamento della nostra scuola, perché la scuola trattasse i figli dei proletari e dei poveri così come trattava quelli di chi se la passava meglio. (…) Ma Adele Corradi parla soprattutto della vita quotidiana, dei ragazzi e dell’insegnamento, e più di ogni altra cosa, forse, dei rapporti tra don Milani e le donne, le due che gli furono più vicine, la Eda governante contadina e l’autrice, collaboratrice instancabile e amorosa ma – e ci tiene a dirlo – non innamorata, e poi la madre, e la “fidanzata” di don Milani, la ragazza al cui amore egli aveva rinunciato per seguire la sua vocazione, una donna che, dice la Corradi, aveva conosciuto un’altra persona, il Lorenzo Milani di un’altra stagione.
Forse le notazioni più sorprendenti sono, in questo libro, proprio quelle che gettano luce sul “maschilismo” di cui qualcuno ha accusato don Milani, certamente coerente alla cultura del tempo e della sua in particolare, ma che risulta di una complessità maggiore, e infine più limpida, di quanto altri non ne abbiano detto, per esempio l’amico di gioventù Michele Banchetti. Ma è soprattutto la figura del don Milani educatore a uscire arricchita da queste pagine, un educatore che si mette decisamente dalla parte dei diseducati dalla scuola e dalla società, dei deboli sottoposti ai ricatti culturali dei potenti, dei ragazzi sottoposti al pregiudizio delle “professoresse” – una categoria a cui la Corradi riesce a sfuggire senza sforzo ponendosi anche lei, con decisa ripulsa delle idee e convenzioni del suo ceto e della sua professione (le “vestali delle classi medie” le chiamò acutamente una celebre inchiesta sugli insegnanti) dalla parte dei ragazzi. Anche se dice che non sempre condivise certe durezze di un don Milani preoccupato dalle distrazioni devianti dai problemi reali (e ci pare perfino ovvio che egli dicesse, a un certo punto, che di Esperienze pastorali avrebbe salvato soltanto il capitolo, durissimo ma eccezionalmente preveggente, su La ricreazione).
Poco tempo prima di morire, racconta Adele Corradi in queste memorie di un’onestà e sincerità che ci sembrano assolute e che sono destinate a restare per il loro valore di testimonianza, per il bellissimo ritratto che ne scaturisce di un italiano come non ce ne sono più, ma anche per la loro austera bellezza, don Lorenzo le “fece un discorso che, riassumendo, somigliava a quello di san Paolo quando dice: ‘Ho combattuto la buona battaglia…’. (…) Di esso ricordo solo le ultime parole: ‘Ora tocca a voi!’.”


[a cura di R.S.]



Santarcangelo •12

Goffredo Fofi incontra Adele Corradi
dom 15 ore 11.00 • Giardino del Musas

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