«Il teatro? Un incendio acceso dalla dirompenza politica»

13 Lug

Il teatro è un gioco pericoloso: può affascinare, rapire e non lasciare più lo spettatore. Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci — i direttori artistici di Santarcangelo 12 — si sono fatti conquistare molto presto da questo gioco, e sono arrivati alla direzione del festival a un’età relativamente giovane. Le linee guida che hanno voluto portare al festival ce le hanno raccontate nella prima parte dell’intervista. Qui ci parlano dell’idea di teatro che li ha portati a definire queste linee guida.

Vorremmo riproporvi la domanda che avete lanciato negli appuntamenti di Memorie dal sottosuolo: qual è lo spettacolo che ha cambiato il vostro sguardo di spettatore?

Cristina Ventrucci: Per quanto mi riguarda, penso a Tino Buazzelli, Romolo Valli e agli altri grandi attori a loro contemporanei, il cui lavoro, che ho visto da ragazzina al teatro della mia città, mi ha cambiato la vita e ha determinato la mia presenza oggi a Santarcangelo. Si tratta di una generazione di attori che oggi non esiste più.
Rodolfo Sacchettini: Quando andavo a teatro, da adolescente, mi piaceva tutto perché mi piaceva proprio andare a teatro, tant’è che non ricordo nulla di ciò che ho visto in quel periodo. A quel tempo i grandi attori citati da Cristina erano già scomparsi. A me colpì Sovrappeso, insignificante: informe di Werner Schwab messo in scena da Werner Waas, un lavoro sul grottesco e sulla morte che all’epoca fu per me una rivelazione: mi fece capire che non esisteva solo il teatro che avevo visto fino a quel momento.
Silvia Bottiroli: Nel piccolo paese in cui sono cresciuta non ho mai avuto occasione di vedere del teatro, ma l’anno della maturità si tenne una piccola rassegna estiva per la quale fui arruolata come volontaria. Una sera ci trovammo davanti a uno spettacolo dove un attore, per me allora sconosciuto, stava davanti a cento persone che, sedute attorno a lui, sembravano non respirare. Era Marco Baliani, e la sua capacità di mostrare l’invisibile e di evocare immagini vive solo grazie alla sua capacità attoriale mi fece decidere che mi sarei occupata di teatro nella vita.

Lo spettatore deve essere preparato per guardare uno spettacolo del festival?

Silvia Bottiroli: Mi viene da dire di no. A me, come spettatrice, ha fatto molto bene vedere degli spettacoli per cui non ero preparata, e che quindi ho odiato subito e amato molto tempo dopo. Lasciar sedimentare un disagio provocato da un’opera può essere molto utile. Purtroppo, però, chi non è spettatore di teatro solitamente non si sente preparato per vederlo, e utilizza questa sensazione come scusa per tirarsi indietro: si tratta di un fatto inquietante nella nostra società. Per questo abbiamo voluto creare in piazza occasioni per vedere il teatro, mostrando lavori che, nella casualità di un incontro tra un passante e l’attore, possano essere d’impatto e rapire, eliminando la convinzione di non essere in grado di guardarlo. È come la lettura, alla quale non si è certo abituati a sei anni, ma si impara ad apprezzare col tempo.

Osservando le immagini di Mari Kanstad Johnsen che avete scelto per il festival, si intuiscono alcune linee guida che avete individuato. In particolare, nell’immagine con le due bimbe (qui sotto), una scena così familiare diventa inquietante perché stanno giocando col fuoco. È il teatro questo gioco pericoloso?

Silvia Bottiroli: La scelta di quell’immagine vuole proprio significare che il teatro è ancora un gioco pericoloso. Sul potere incendiario del teatro e sulla sua dirompenza politica abbiamo voluto mettere l’accento, anche se in una cornice apparentemente innocua come quella del paese di Santarcangelo e del teatro in generale. Il festival ha scelto di stare in ascolto di quel teatro che può appiccare un incendio.
Cristina Ventrucci: Il fatto che il teatro abbia una componente incendiaria è proprio il motivo per cui tanti artisti e spettatori sono al festival. Il fuoco che si può sprigionare è l’unico motivo che può muovere una forza artistica.
Rodolfo Sacchettini: L’incendio è il festival stesso: è diverso vedere uno spettacolo qui o in un altro luogo. La specificità di Santarcangelo, che è il festival di teatro di ricerca più longevo d’Italia, è proprio nel fatto che per tanti è il festival della prima volta.

a cura di Alex Giuzio
(in collaborazione con Davide Di Lascio)

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