Cittadini delle strade

12 Lug

Il grande artista tedesco Joseph Beuys soleva pronunciare la massima “tutti sono artisti”, che per lui era anche un manifesto. Ho sempre pensato che la massima volesse dire che, a parere di Beuys, tutti sarebbero in grado di realizzare un’opera d’arte; ma adesso mi chiedo se l’artista non parlasse invece di una potenzialità più fondamentale, e cioè che tutti potrebbero farsi parte attiva invece che essere pubblico, che tutti potrebbero diventare produttori invece che consumatori di significato (la stessa idea è sottesa nel credo del DIY – do it yourself, fai da te – della cultura punk). Il concetto secondo cui tutti possono partecipare alla costruzione della propria vita e di quella della comunità è l’ideale più nobile della democrazia, e la strada è l’arena più grande della democrazia stessa, il luogo in cui la gente comune può parlare senza essere separata da muri, senza essere mediata da chi ha più potere. […] Processioni e feste di strada sono alcune manifestazioni piacevoli della democrazia, e perfino le escrezioni più solipsistiche e più edonistiche di esse contribuiscono al mantenimento della vivacità tra il popolo e all’apertura delle strade per un impiego più palesemente politico. Parate, manifestazioni, proteste, sommosse e rivoluzioni urbane riguardano tutte individui che fanno parte del pubblico e si muovono in spazi pubblici più per esprimersi e fare politica che per ragioni pratiche.
[…] Chi prende parte a queste camminate dimostra che è possibile trovare un terreno comune tra persone che non cessano di essere diverse l’una dall’altra, persone che sono finalmente diventate pubblico. Quando il movimento del corpo diventa una forma del discorso, le distinzioni tra parola e gesto, tra rappresentazione e azione cominciano a sfumare; perciò le marce stesse possono essere liminali, un’altra forma del camminare nel regno della rappresentazione e del simbolo e, a volte, nella storia. Soltanto i cittadini che hanno familiarità con la propria città sia come territorio simbolico che come territorio pratico, che sono capaci di camminare insieme e abituati a farlo nella propria città, possono insorgere.
[…] Quando vengono eliminati gli spazi pubblici, ciò che viene in realtà eliminato è il pubblico; l’individuo cessa di essere un cittadino capace di fare esperienze e di agire nella comunità dei propri concittadini. La cittadinanza si fonda sull’idea di avere qualcosa in comune con gli estranei, proprio come la democrazia si costruisce sulla fiducia negli estranei. E lo spazio pubblico è lo spazio che condividiamo con gli estranei, l’area non segregata.

Da Rebecca Solnit, Storia del camminare, traduzione italiana, Milano, Bruno Mondadori Editore, 2002, pp.247 -249.

[a cura di S.B.]
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...