Campo largo. Una conversazione con ZimmerFrei

12 Lug

di Francesco Tenaglia

da ZimmerFrei, Campo | Largo, a cura di Stefano Chiodi, MAMbo, Bologna 2011

LKN Confidential mette in scena una strada di Bruxelles tra documentazione e fiction tramite effetti sonori, saturazioni, modifiche del colore, velocizzazione di alcuni movimenti. Sembra quasi che lanciate continui messaggi di avvertimento allo spettatore: “questa non vuole essere una descrizione della realtà”.
Il lavoro gioca su un crinale un po’ pericoloso: esiste una realtà che abbiamo il compito di rivelare? Ovviamente la realtà non è la stessa cosa della verità. L’unica realtà che possiamo mostrare è quella che passa per il nostro sguardo. Mentre attraversiamo quel labirinto fatto di porte, cantine, atri, parole, persone, incontri, dichiariamo anche la capacità e l’autorità di inventare, di trasformare le cose nell’esatto momento in cui le guardiamo. È come cercare elementi di fiction, cinematografici, e riconoscerli già all’interno della realtà. Abbiamo vissuto anche momenti critici durante la lavorazione di LKN Confidential: avevamo paura di estetizzare cose comuni o di non trovare nulla di interessante per lo spettatore che non è stato a diretto contatto con quelle persone e con quei luoghi. Certo, quando incontri i protagonisti di LKN, il barista, la coppia di padre e figlia proprietari dell’acquario, hai i tuoi buoni motivi per star lì a filmarli, ma come spettatore non sai ancora cosa arriverà, devi semplicemente limitarti a guardare.

Qual è il metodo di indagine dietro la realizzazione di LKN?
Abbiamo scelto di seguire un percorso parallelo alla semplice documentazione, che veniva sollecitato da una domanda: in tutto questo entrare e uscire da negozi, botteghe, caffè, attività, vite spese in quel quadrato dietro al bancone, dentro e fuori la panetteria, in quella strada che non ha ancora smesso di provare nostalgia per la belle époque degli anni Sessanta, che non si sa che fine farà tra dieci anni, ecco, di quelle vite là che cosa traspare se togli la persona? Se togli la panettiera, cosa resta nel suo mondo? Quando lei esce dall’inquadratura, cosa si deposita? Questo tema, che naturalmente tocca il tabù della morte, è come una riscrittura della vita: nel momento in cui si stabilisce un punto d’inizio e fine della lettura, fissato nel tempo, è come se si mettesse in forma la vita: appare un disegno che prima era invisibile, anzi, non esisteva.

Certo, come la fine della registrazione: la fine sancisce la forma dell’intervista. Prima e dopo, stiamo semplicemente conversando. Cosa hanno detto i commercianti di rue de Laeken a proposito della morte?
Introdurre argomenti così scivolosi davanti alla videocamera, il progetto di una vita, l’ignoto o la morte, non è semplice; spesso non si arriva a valicare il confine tra parlare di una cosa e dirla sul serio, la si vede col pensiero ma è difficile darle un nome. In LKN questa domanda sul “dopo” è rimasta a volte senza risposta, altre volte ci ha fatto parlare d’altro, ma anche quando non si è declinata in parole esplicite, aleggia in tutto il film. Alla luce di questo, la “finzionalizzazione” non è, quindi, una riscrittura, ma è il frutto della compresenza di ZimmerFrei con un mondo che ha sue regole di funzionamento interne. Nel video suggeriamo che fra queste persone ci sia un legame sotterraneo: la conversazione può essere più o meno sincera, più o meno aperta, ma c’è un altro livello a cui non si ha accesso. È una profondità che gli esterni, noi compresi, possono semplicemente annusare, e questo annusare è l’atto animale di cui i due cani, che tornano a più riprese nel film, sono portatori. Come due guardiani mitologici che percepiscono le energie più sottili della strada.

Una delle caratteristiche più notevoli della vostra produzione è la molteplicità di modi in cui suono e immagine sono messi in relazione. […] In Memoria Esterna e LKN Confidential utilizzate soprattutto la presa diretta.
Il suono non è usato come commento, è già integrato nell’ambiente: i rumori stessi possono diventare un paesaggio sonoro e musicale. In generale chiediamo ai musicisti di tradurre il loro sguardo in suono, di avere un approccio visuale al sonoro. Attraverso il suono vorremmo poter proiettare le immagini direttamente nella mente degli spettatori, le immagini non devono fissarsi come icone, successione di quadri perfettamente composti, ma formarsi dopo, come un “film interno”. Ci siamo nutriti molto di cinema e quello che produciamo è immaginario cinematografico, ma quello che facciamo non è cinema. […]

Avete lavorato insieme per undici anni, come ci siete riusciti?
C’è stato un periodo in cui eravamo d’accordo su tutto e c’è stato un periodo in cui litigavamo molto, con esplosioni di violenza possibili solo tra persone che si amano perdutamente; poi sono venuti i moti di indipendenza, i tentativi di golpe interno, poi le escursioni e altro innominabile… ZimmeFrei è come una famiglia bislacca, un’impresa sconsiderata, una società in miniatura, una corporation, una carboneria. A un certo punto ci siamo accorti che lavoravamo solo in città che iniziano con la B…

ZimmerFrei è come una quarta persona?
Creare una personalità plurale è un processo lento ma molto interessante perché non è “personalistico”, non è “psicologico”. Non è un viaggio solitario e interiore, è piuttosto una traversata materiale tra le cose, tra le parole esplicitate e tra i segreti di cui nessuno di noi ha le chiavi. L’identità collettiva è più pesante e più leggera, è più difficile ma più felice. Quando tutti sono stanchi c’è uno che veglia, quando uno sbarella gli altri lo sedano… Forse si è meno radicali nel senso totalizzante, “auto-centrato” del termine, si è meno “fenomeni” e più “climatici”, stagioni lunghe e pescose… Essendo in tre è possibile anche cambiare, lavorare con molti altri, non chiudersi a raccontarsela da soli.

[a cura di C.V.]



Santarcangelo •12

Supercinema Sala Wenders
da ven 13 a lun 16
ingresso gratuito

Supercinema Sala Wenders
dom 15 ore 22.30
incontro con ZimmerFrei
coordina Chiara Agnello

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