Memorie dal sottosuolo • Renata Molinari

11 Lug

Il teatro raccontato da spettatori speciali
18 giugno 2012 • Lavatoio, Santarcangelo

Apocalypsis cum figuris. Un modo particolare di essere spettatori
Renta Molinari ha raccontato la propria parabola di spettatrice nel divario che c’è tra ciò che ci si immagina di uno spettacolo prima di averlo visto – attraverso i racconti che si ascoltano e i materiali che si consultano – e ciò che si crea di immediato e diverso nel momento stesso della visione. Le è accaduto di attraversare quella crepa in occasione dell’arrivo in Italia dello spettacolo di Jerzy Grotowski nel 1975, artista al cui percorso Molinari sarà da lì in poi molto vicina.

“Ci sono spettacoli che mettono lo spettatore nella condizione di condividere un’esperienza: di più, chiamano a raccolta spettatori che per altre vie hanno già fatto esperienza – o almeno così credono – dello spettacolo, attraverso il racconto di altri spettatori, attraverso letture e studi legati ai suoi artefici. È quanto è accaduto per Apocalypsis cum figuris e per tanti che hanno avuto la ventura di vederlo, alla Biennale di Venezia, nel 1975. Che cosa accade, quando finalmente assistiamo a uno spettacolo che crediamo di conoscere, che ci pare già nostro, della nostra cultura ed esperienza di spettatori? Possiamo chiamarla adesione, possiamo chiamarli pregiudizi, proiezioni o fraintendimenti. La forza di uno spettacolo come Apocalypsis è anche quella di smantellare le nostre certezze di ‘cultori’ del teatro e di partecipi di una precisa idea di teatro. Così lo spettacolo, il movimento degli spettatori verso l’azione degli attori, diventa anche il luogo del confronto, drammaticamente attivo, fra racconto e visione”.



Nella Premessa a Diario dal Teatro delle Fonti. Polonia 1980 (La Casa Usher, 2006), esperienza dunque successiva alla visione di Apocaliypsis, Renata M. Molinari racconta come il diario fu scritto a due mesi di distanza dal “seminario pratico” del Teatro delle Fonti, regalandoci un’immagine molto forte del ruolo vivo e articolato delle memoria e della testimonianza:

“Non sono dunque pagine scritte nel corso dell’esperienza, ma una risposta ‘di getto’, a mesi di distanza: giorni passati a scrivere, a mano, su un grande quaderno, ripercorrendo le azioni di quella settimana; senza interruzioni, senza verifiche. Di getto, a mente, come un esercizio di memoria.
Unica avvertenza: scrivere a pagine alterne, come mi aveva insegnato al ginnasio il mio insegnante di greco. «Scrivete nella pagina destra – diceva – e lasciate libera la sinistra, così potrete aggiungere considerazioni, accostamenti, rettifiche, nel corso degli anni». Caro Don Montuschi: credeva e ci faceva credere che le parole della formazione non ci avrebbero mai lasciato; le avremmo comprese meglio, perfezionate, rigettate, anche, ma loro non ci avrebbero mai lasciato. Forse nel ripetere la lontana modalità della pagina alterna ritornava la stessa convinzione di quel maestro: le parole che avevo sentito e risentito e che ora scrivevo sarebbero rimaste, per me, come quelle di una particolare formazione”.



L’incontro con Renata Molinari fa parte di Memorie dal sottosuolo. Il teatro raccontato da spettatori speciali, ciclo di incontri nato da una domanda essenziale che la direzione artistica del festival ha rivolto a particolari figure della scena nazionale: quale spettacolo ti ha cambiato la vita di spettatore?

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