Editoriali

8 Lug

Anche per l’altro da sé
Primo festival di un nuovo triennio, scaturito dall’esperienza plurale di quello precedente che ci ha visti al fianco di tre artisti, Santarcangelo •12 porta il segno della pazienza, dell’entusiasmo, delle esitazioni con cui si è lavorato, e già dal nome dichiara un essere appena fuori dall’infanzia e uno stare nel presente. È un festival che ha cercato di trovare la propria misura tra incertezze e azzardi, di ascoltare molto e ritagliarsi una libertà radicale, che non è la libertà del seguire solo se stessi, ma quella dell’abitare lo spazio di molti e di lavorare anche per l’altro da sé.
Si è curata in quest’anno, con difficoltà e con tenacia, la capacità di mettersi a disposizione, aspettare, disattendere qualche attesa, creare uno slargo nel tempo dove qualcosa potesse sopraggiungere. Si sono coltivati lo slancio gioioso, enfatico e incurante di sé, del richiamo all’avventura e all’ignoto, e il furore con cui si cerca in ciò che non si comprende – si cerca proprio perché non si comprende – e ci si confronta ogni giorno con lo stesso problema, in un perenne daccapo, ostinato, a volte davvero testardo, incompreso, e necessario. Si è guardato a noi e al teatro italiano ed europeo, alla sua memoria, al suo presente e alle sue forme nascenti, per indagare le vite comuni attraverso la lente dell’arte: individui attraversati da sentimenti ed emozioni, da visioni del mondo e da immaginari, il teatro sa coglierci nella nostra fragilità e nel legame profondo con gli altri e con la Storia.
Nel costruire il programma, abbiamo messo in discussione i paradigmi consolidati del festival e gettato lo sguardo nello sconosciuto, ripensando alcuni luoghi – dalla piazza a edifici industriali in disuso – con la complicità di artisti che hanno saputo immaginare possibilità inaspettate; nel programmare alcuni spettacoli di giro, se non addirittura di repertorio, là dove ci sembrava importante (ri)vederli e collocarli in un altro contesto, nella convinzione che Santarcangelo non sia una vetrina ma un luogo di esperienza artistica; nell’aprire dialoghi internazionali con collettivi che hanno cinquant’anni di storia e con artisti alla loro prima creazione. Soprattutto si sono immaginati molti progetti fuori formato rispetto al teatro, che sconfinano con semplicità e con spudoratezza nell’arte, nella scrittura, nel disegno e nel cinema, e si sono coinvolti bambini, anziani, cittadini e stranieri in creazioni di artisti capaci di operare un cortocircuito tra la scena e la vita, lontano da ogni forma televisiva e da ogni narcisismo, a ricordarci come l’arte sia un luogo di distillazione del reale, uno spazio dove è possibile esercitare uno sguardo di inesperienza e di coraggio e farsi vulnerabili a ciò che non si sa e non si comprende, a ciò che non ci appartiene e a cui forse apparteniamo.
Silvia Bottiroli
direttrice artistica Santarcangelo •12 • 13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza

Pensieri in filigrana
Ci sono almeno due visioni nella filigrana dei pensieri di questi mesi. Una “solare”, aperta sul teatro e sul paese: il desiderio è di vedere nello spettatore il cittadino, ma nel senso francese di citoyen, quindi prima di tutto individuo; teatro e polis di nuovo insieme, non come orizzonte generico, ma piccola aggiunta utopica a una realtà per molti aspetti sorprendente, ma anche opaca e violentemente ostile. Da qui la volontà di accogliere volti nuovi e sconosciuti, che portino in sé una differenza. Con la disgregazione del concetto di classe media, di cui sembra che l’attuale capitalismo non abbia più bisogno, è possibile mettere in rilievo superfici che fino a poco tempo fa apparivano piatte e poco avvincenti. Per l’artista oggi volgere lo sguardo sul gesto quotidiano, sul ritmo della vita, è un atto di riflessione che può ribaltare le idee di chiusura e apertura, di resistenza e noia. È un crinale molto scivoloso, perché basta poco per lasciarsi andare a visioni consolatorie, a uno sguardo mediocre; ma è un’interrogazione reale sulle possibilità di reinvenzione della convivenza civile da una parte, su un percorso rousseauiano di compassione e gioia dall’altra. Dentro questo atteggiamento cova in realtà una seconda visione, quasi opposta, più notturna e cupa, rivolta ai cunicoli e ai budelli, alle spore più violente della realtà circostante. Di fronte all’aumento di disgregazione sociale e di caos, si cerca un teatro che provi a gettarsi nella botola della coscienza e della conoscenza, facendo sprofondare il pubblico in una feconda angoscia. Le due immagini di Mari Kanstad Jonhnsen, scelte come manifesti di questa edizione, non oppongono le due visioni, ma le intrecciano assieme, incrinando il gioco infantile con un fuoco di fantasmi adolescenziali, la spudoratezza e la deformazione dei corpi e dei volti maturi con il gioco del teatro. Una frizione a tratti inquietante, a tratti ironica, che si vuole comunque opposta alle tendenze delle seduzioni finzionali, dentro le quali tutti ci muoviamo e le parole sono per lo più intercambiabili, i punti di vista insignificanti, la promozione di sé legge morale: un tutto uguale dove lo spettatore è sempre più considerato come euforico consumatore di un infinito (e triste) luna park. Ma questa crisi di cui tanto si parla potrà almeno scalfire la cappa della “società dello spettacolo”, mostrando le macerie, o al contrario tutto si farà ancora più estremo e raffinato nella manipolazione dell’effimero? Anche per far fronte a queste domande Santarcangelo •12 dedica molte delle sue energie a creare occasioni di incontro pubblico. Ed è ormai uno dei pochi festival in Italia a continuare a investire così tanto su momenti di riflessione, dialogo, approfondimento, a tentare, come si può, di rimettere in circolo pensiero, sguardi, discorsi, nella convinzione che oggi più che mai sia prioritaria la necessità di sviluppare un pensiero critico sul mondo e sulle cose.
Rodolfo Sacchettini
codirettore Santarcangelo •12 • 13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza

Piazza Grande fatto interiore
La piazza di cui parliamo è una distesa di aria pubblica che interroga il teatro da molto tempo, e, quando nel triennio appena compiuto si decise di rinominarla nel titolo del festival e ridisegnarne i contorni tra cielo e terra, fu il baratro. Il più bel baratro possibile. Da quello spaesamento – provocato dalla solennità bovina della fiera animale di Chiara Guidi, guardato come cuore esploso con Enrico Casagrande e infine reso platea sgargiante di utopia con Ermanna Montanari e la sua “chiamata pubblica” ai teatri italiani – da lì abbiamo ricominciato un’altra volta la marcia del festival.
È la piazza che con Tonino Guerra ribattezziamo “Piazza Grande”, per vedere meglio il cinema all’aperto; che con Patrizia Cavalli vogliamo sia “bene di città fatto interiore”; ed è la scena delle prime immagini d’archivio del festival, foto e filmati in bianco e nero dove ciò che più colpisce del teatro-che-fu è lo sguardo degli spettatori: seduti per terra, raccolti intorno a una sorpresa, resi immortali su quel confine al centro della città e ai margini del mondo. Molti ci hanno messo in guardia dal trattare una materia così scabrosa, altri la mettono sul piatto delle trattative con grande disinvoltura, c’è chi la svende e ne fa ricatto; da qui la gioia eretica di questo ballo col fuoco. Per noi il teatro in piazza è una necessità dello sguardo, che vuole rintracciare in quel luogo comune, sgombro e ostile, il proprio grado di pre-istruzione, il necessario disorientamento tra verità e menzogna, per una sorta di corso di aggiornamento di un festival che rivendica per sé e per tutti una laurea autodidatta.
Con onore agli artisti che lo rendono possibile, vediamo nella grana sottile di questo teatro-piazza tutta la capacità della scena di essere un pieno e un vuoto nello stesso tempo, di essere frizione e slancio, di sfidare la chimica della bellezza sul campo avversario.
Unendoci agli spettatori che noi stessi siamo, indiciamo questo rito profano, niente di nuovo eppure occasione speciale, fatto interiore in Piazza Grande.
Cristina Ventrucci
codirettrice Santarcangelo •12 • 13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza

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